Lo scorso 20 marzo, le classi terze, quarte e quinte del nostro Istituto hanno partecipato all’incontro “Le mafie e la criminalità organizzata” presso il Teatro Stimate di Verona. Al giorno d’oggi, travolti da altre notizie su guerre e crisi economiche che occupano le prime pagine dei notiziari, la mafia tende a passare in secondo piano, nonostante sia ancora una realtà diffusa e pericolosa.
Durante l’incontro, ho capito che c’è un aspetto altrettanto rilevante riguardante la mafia, spesso ignorato: gli effetti devastanti che subiscono coloro che cercano di smascherare queste organizzazioni criminali.
Fra gli ospiti c’era il giornalista Federico Ruffo, autore di un’inchiesta contro alcune famiglie mafiose di ultras della Juventus, legate all’‘ndrangheta. Questi ultras, infatti, venivano riforniti di biglietti da rappresentanti della società calcistica, per rivenderli a prezzi esorbitanti, fino a sei volte superiori al valore originale. Il giornalista è stato l’unico a insospettirsi, nonostante due anni di intercettazioni telefoniche sulla società juventina e su eventi sospetti legati alla vicenda. Grazie ai suoi sospetti, si è scoperto che l’uomo coinvolto aveva legami con famiglie calabresi dell’‘ndrangheta.
Dopo aver svelato le connessioni tra la Juventus e la mafia, il giornalista ha raccontato l’inchiesta in una puntata di Rai, dove venivano ricostruiti i legami tra gli ultras e la società calcistica. Ma la sua vita è cambiata drasticamente: invece di ricevere riconoscimenti per il suo lavoro, ha cominciato a ricevere minacce di morte, messaggi d’odio e perfino immagini del suo cane photoshopato in fiamme. Anche sul lavoro, è stato isolato e considerato un “esaltato”. Alcuni pensavano addirittura che la Juventus lo avrebbe querelato, facendolo finire in carcere. Inoltre, il giornalista ci ha raccontato che non poteva nemmeno andare da solo allo stadio, perché tutti i tifosi conoscevano il suo volto. Per non disturbare la polizia, ha dovuto rinunciare alla sua passione per il calcio, nonostante fosse tifoso della Juventus.
Credo che questi episodi, pur lontani da noi geograficamente, ci facciano comprendere quanto la mafia sia ancora potente, diffusa e piena di risorse, e come possa trovarsi anche nei luoghi meno sospetti, come una squadra di calcio che si crede al di sopra di ogni sospetto. È fondamentale sensibilizzare le persone e non pensare che “la mafia sia solo al sud”. Storie come quella del giornalista ci insegnano che la mafia potrebbe essere ovunque, anche nella nostra città. Dobbiamo essere più consapevoli di ciò e rispettare chi, come lui, lotta per la verità, invece di minacciarlo e emarginarlo solo perché ha “toccato” la nostra squadra del cuore.
Vittoria Spanu 5G